I principi ed i metodi

Che cosa intendiamo per salute? Per l'omeopatia non esistono malattie ma persone malate.  

Nella loro lungimiranza i fondatori dell'OMS hanno proposto una definizione di salute come benessere fisico, mentale e sociale. L'omeopatia si riconosce in questa definizione di salute. Salute quindi non è solo abolizione di sintomi, ma uno stato positivo caratterizzato da libertà di volontà, libertà di pensiero, positività di rapporto con se stessi, con gli altri e con l'ambiente, in una parola uno stato di armonia.

Rispetto alle patologie moderne ed alle terapie ufficiali così si è espressa l'OMS: "L'applicazione del metodo scientifico alla medicina e all'assistenza sanitaria ha introdotto radicali miglioramenti in tutte quelle situazioni nelle quali i fattori materiali, infezioni, avvelenamenti, ferite, alimentazione od igiene personale ed ambientale hanno un peso determinante. Nelle patologie degenerative, invece, i risultati sono meno spettacolari; in quelle infine ove fattori comportamentali, emozionali o spirituali hanno un ruolo importante sarebbe difficile sostenere che il metodo scientifico abbia determinato progressi degni di nota. Alcuni affermano anzi che i segni di deterioramento sono evidenti."

La medicina occidentale come tendenza si è sviluppata nella specializzazione, nello studio delle parti dove cerca la causa delle malattie. Ha scisso l'unità della persona in organi e parti affette da malattie autonome. Ha catalogato sintomi e segni rimanendo alla fine prigioniera della molteplicità.

Ha perso di vista il fatto che la malattia è un disordine generale e che questo va corretto nella sua complessità. La malattia è squilibrio di tutto l'individuo, frutto del terreno preesistente, delle determinanti ambientali, dell'alimentazione, delle relazioni interpersonali.

L'omeopatia è un riordinamento dell'individuo nel rispetto della sua complessità

Le malattie con i loro sintomi e segni sono i segnali del disordine e la terapia non sarà diretta ai sintomi, ma al disordine nel suo complesso. La reazione della persona all'assunzione del rimedio corretto non sarà altro che un ripristino di condizioni di ordine con cui inizia il processo di guarigione.  I sintomi sono segnali che le cose non vanno. Potremmo paragonarli ai segnali di allarme presenti sulle nostre auto. Quando si accende sul cruscotto la spia dell'olio è segno che qualcosa nel motore non và.

Nelle terapie convenzionali spesso si interviene sopprimendo i sintomi; ci si comporta quindi come l'autista che, vista la spia dell'olio accesa, anziché fermarsi, aprire il cofano e guardare che cosa è successo, prende un martello e rompe la lampadina.

I disturbi sono lampadine, segnali di allarme, segnali più o meno localizzati che richiamano l'attenzione sul fatto che qualcosa di generale non va, che l'equilibrio è saltato. 

Come funziona l'omeopatia?  

Il principio di similitudine è il principio su cui si fonda tutta l'omeopatia. Ne è la base fin dai tempi della medicina greca di Ippocrate. Egli aveva individuato due modi diversi di affrontare le malattie: la via dei simili e la via dei contrari. Per comprenderne chiaramente questo principio è utile ricorrere ad alcuni semplici esempi. Quando per il freddo si gelano le mani possiamo agire essenzialmente in due modi opposti: o le riscaldiamo con una fonte di calore, o le mettiamo a contatto del ghiaccio o della neve per alcuni istanti.

Riscaldandole con una fonte di calore avremo utilizzato la via dei contrari dove il caldo del termosifone cura gli effetti del freddo. Avremo utilizzato invece la via dei simili usando il freddo intenso del ghiaccio come stimolo per far reagire al freddo. 

Qual'è la differenza fondamentale tra medicina dei simili e medicina ufficiale dei contrari?  

I contrari operano un intervento esterno che lascia passivo l'organismo (nell'esempio viene somministrato calore) e lo stato di benessere che risulta è limitato al tempo di somministrazione dell'agente esterno o poco più. La sensazione di calore cessa presto quando togliamo le mani dal calorifero e di solito è seguita da un nuovo rapido raffreddamento. Usando invece i simili stimoliamo l'organismo stesso a superare il problema esistente. Il freddo provoca una reazione attiva di riscaldamento da parte dell'organismo stesso. Questa, proprio perché attiva, sarà intensa e duratura nel tempo. Si possono utilizzare omeopaticamente, in modo analogo all'esempio, le sostanze più diverse. Usando il freddo abbiamo provocato la reazione con lo stesso agente che ha causato i disturbi (idem = identico). Questa evenienza è eccezionale. Per provocare la reazione è sufficiente utilizzare il simile, il più simile possibile (chiamato simillimum), la sostanza cioè che  intossicando è capace di provocare i disturbi più vicini a quelli che presenta il paziente. Tutte le sostanze biologicamente attive possono essere usate come rimedio.

Il compito del medico omeopata è quello di cercare quale tra le sostanze conosciute sia capace di creare l'insieme di problemi, di segni, di sintomi che più si avvicinano a quelli che presenta il malato. Scorre quindi la sua materia medica, che abbiamo paragonato ad un album di fotografie, cercando quali sostanze siano in grado di provocare un quadro simile a quello del paziente.
La guarigione non è quindi l'eliminazione diretta di sintomi attraverso sostanze specifiche (come gli antifebbrili per la febbre) ma la loro scomparsa per correzione dello squilibrio generale che li ha generati . 

Perché non è corretta la prescrizione di un rimedio per uno o più sintomi?  

Anche Hahnemann inizialmente prescriveva rimedi per i disturbi locali dei suoi pazienti non considerando l'intera persona. Fu lui stesso che dopo aver analizzato attentamente i risultati clinici, si accorse che prescrivere sui singoli disturbi non dava successi duraturi e che anzi, spesso i pazienti peggioravano nelle condizioni generali.Proprio sulla base di queste osservazioni arrivò al nodo centrale della sua proposta terapeutica: esiste una sola malattia fondamentale radice dei problemi complessi esistenti per la quale deve essere prescritto un solo rimedio capace di rimettere in ordine la persona nella sua totalità.

I rimedi omeopatici non possono essere tossici ma possono provocare effetti negativi.  

Non esiste quindi per le normali diluizioni omeopatiche (dalla 7 CH in su) un problema di tossicità. Anche assumendo una grande quantità di rimedio in un'unica volta, la quantità totale di principio attivo ingerito non potrà mai arrivare a provocare sintomi tossici.
Non confondiamo però il concetto di tossicità clinica con la possibilità di creare effetti negativi.
È vero che i rimedi non sono tossici ma non è vero che non possano far male e cioè quello che si è sempre detto di loro: " se fanno, fanno bene, altrimenti non fanno niente". Non è vero... 

Come si può distinguere l'omeopatia dalle altre terapie similari?

Le metodiche terapeutiche che fanno uso in terapia di sostanze in parte comuni a quelle utilizzate dall'omeopatia, diluite o non diluite e dinamizzate o non dinamizzate si possono suddividere in nove grandi categorie tra loro profondamente diverse:

Terapie fondate sulla legge di similitudine: omeopatia unicista e pluralista.

L'omeopatia unicista classica

La medicina omeopatica unicista utilizza esclusivamente medicinali omeopatici, prescrivendo un solo rimedio dopo aver confrontato la totalità del paziente con la totalità dei sintomi che il rimedio ha provocato negli sperimentatori (patogenesi) e che sono raccolti nei libri chiamati Materia Medica. La scelta del rimedio è quindi il risultato di una conoscenza approfondita della Materia Medica che permette di applicare clinicamente la Legge dei Simili sul malato considerato come  essere unico ed irripetibile.                

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