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Internet
: Cosa dicono gli altri. |
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Internet
è ormai un fenomeno travolgente, negli
Stati Uniti, e lo dimostrano le
centinaia di miliardi (di dollari) che
le principali compagnie stanno spendendo
nel settore. In Italia, invece, siamo
ancora molto indietro, come al solito,
sia per l'innata diffidenza degli
italiani verso le nuove tecnologie
(telefonino a parte), sia per le diverse
condizioni ambientali.
Attualmente si sente parlare di
"crisi di internet". Ma questa
è dovuta al fatto che molti si sono
avvicinati alla rete senza avere ben
chiare le sue modalità di funzionamento
e il nuovo approccio che comporta la sua
democrazia diffusa. In realtà molte
grandi imprese che stanno fallendo a
causa di internet... cercavano
semplicemente di impadronirsene per
creare nuovi monopoli. E' quindi un bene
che il loro piano sia naufragato.
Chi
veramente lavora onestamente e ha
intenzione di continuare a farlo, usa
sempre di più la rete che infatti
diventa ogni giorno più ricca e
variegata, al di là delle vicende della
borsa.
Il
commercio elettronico ha
aspetti simili alla vendita per
corrispondenza e se è vero che negli
Stati Uniti questa è stata favorita
dalle grandi distanze, da un sistema
postale più efficiente, dalle leggi di
tutela del consumatore più ferree, in
Italia importanti realtà (Vestro,
Postal Market) sono state miseramente
ridimensionate.
Tuttavia
Internet è diverso e al di là del
commercio elettronico che verrà (ma la
strada è segnata, è inutile illudersi)
consente comunque a tutte le aziende,
soprattutto alle più piccole, una
visibilità, una disponibilità verso i
clienti impensate prima.
Ma, insieme alla libertà, cresce
anche la responsabilità dell'Impresa
che, messa in piazza 24 ore su 24, deve
anche confrontarsi con una più efficace
concorrenza, con una clientela più
agguerrita e informata e, quindi, più
esigente.
Un articolo
tratto dal quotidiano La Repubblica di
qualche anno fa (ma ancora attuale)
mette perfettamente a fuoco i problemi
che devono essere considerati da chi
decide di mettersi on-line. Ci sembra la
cosa migliore riportarlo integralmente e
affidarlo alla vostra meditazione...
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| Da:
La Repubblica , inserto "Affari e
Finanza", luglio 1999, di Michela
De Julio
Unisource e
l'associazione per l'editoria
elettronica lanciano l'allarme
IN ITALIA LA CRESCITA E' LENTA |
L'Associazione
Nazionale Editoria Elettronica e la
Unisource Italia hanno presentato i
risultati dell'Osservatorio sul
Commercio Elettronico Italiano.
I risultati sono preoccupanti:
l'analisi su un campione di trecento
siti che ricevono ordini di merce ed
espletano forme di pagamento
direttamente da Internet vede le aziende
italiane ancora in una fase di avvio
rispetto quelle europee o
americane.
I siti web attivi nel commercio
elettronico in Italia rappresentano meno
dell'1 per cento rispetto al totale dei
siti italiani.
L'analisi
è stata condotta sulle principali aree
funzionali di un sito, quali la
struttura, il sistema di commercio,
l'interazione, il prodotto e la
promozione.
Il valore del commercio
elettronico in Italia per la categoria
"business to consumer" è di
800 miliardi di Lire nel 1998, di cui il
40% realizzato da siti italiani, e nel
2000 aumenterà del 50%.
Ma cosa
acquistano gli italiani sulla rete? Al
primo posto PC e accessori, poi editoria
in genere 29%, CD musicali 18 %,
biglietti aerei 9 %, elettronica di
consumo 6 %.
La lenta crescita delle vendite
on-line è dovuta solo in parte allo
scarso sviluppo della connettività
domestica. L'analisi fa emergere lacune
e mancanze in aree strategiche quali la
sicurezza delle informazioni e delle
transazioni in rete, il sistema di
relazione con i clienti e la logistica.
I siti
hanno adottato soluzioni di pagamento
diverse, ma si registrano ritardi nella
gestione degli assortimenti dei prodotti
e nella logistica: i tempi e le modalità
di consegna non vengono specificati
quasi mai e vi è una percentuale
ridotta (il 7 %) della verifica dello
stato dell'ordine.
Tra le maggiori carenze, solo
l'11 % dei siti ha anche una sezione in
inglese.
Appena un quinto dispone di
un database per la gestione integrata
dei clienti e dei prodotti; meno del 40
% dei siti dispone di un server sicuro;
solo un quarto dei siti propone di
assistenza pre/post vendita; solo il 17
% evidenzia la garanzia soddisfatti o
rimborsati; in nessuno dei casi
analizzati esistono iniziative di direct
marketing.
Spiega
Alessandro Monbelloni, direttore
generale di Unisource Italia: "I
punti critici del commercio elettronico
in Italia vanno identificati di
un'offerta che sia coerente con le
esigenze del mercato, considerando che
non esiste un sistema di offerta
integrato per il commercio on-line che
consenta ad una azienda di avere una
risposta immediata e globale in linea
con i propri investimenti, né una
visibilità delle opportunità offerte
dalle nuove tecnologie per operare
transazioni commerciali su
Internet".
In
conclusione, entro cinque anni, chi non
sarà su Internet sarà fuori dal
business |
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