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L'abbazia   Benedettina di Sesto al Reghena


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Fig. 1 - L'interno della chiesa

Per arrivare a Sesto si prendel'autostrada per Trieste fino all'uscita per Pordenone.


Presa la superstrada che porta a questo importante centro industriale (che è senza pedaggio) la prima uscita è proprio Sesto al Reghena.

L'abbazia è tuttora una chiesa operante e quindi gli orari di visita sono quelli normali, nel rispetto delle funzioni religiose.
L'ingresso è gratuito e limitato al vestibolo, alla chiesa e alla cripta.

Sopra il vestibolo c'è una sala recentemente restaurata adibita a mostre d'arte. Su una parete di questa, una finestra consente di avere una vista molto suggestiva della navata, dall'alto.
Tutto il paese, anche intorno al castello che contiene l'abbazia, è un luogo tranquillo nel quale è piacevole passeggiare.

*

La civiltà romana, che utilizzava la sua mirabile rete di strade come un formidabile strumento bellico, arrivata fino ad Aquileia e a Concordia nel I e II secolo, penetrò poi nella selva esistente, per salire verso le Alpi.

Sembra che un insediamento romano sia nato proprio al sesto miglio di una strada che da Concordia saliva verso il Passo di Monte Croce, sulla riva di un fiume che oggi si chiama Reghena. Sesto al Reghena, appunto.

Passano lunghi secoli e per molto tempo tutto tace su questo ambiente. Arriva il Cristianesimo; la decadenza dell'Impero, le invasioni barbariche. Un diluvio nel 589 d.C. sconvolse il territorio (secondo la testimonianza di Paolo Diacono) e lo rese disabitato. Era in queste condizioni quando i figli di Piltrude e Piero, duca longobardo del Friuli, decisero di fondare un monastero.

Distrutta dagli Ungheri l'abbazia dell'VIII secolo, nel X questa fu riedificata dall'Abate Adalberto II.

La facciata è tutta affrescata con opere del XII secolo. Vi si vede l'arcangelo Gabriele, San Benedetto e il drago; e poi S. Cristoforo che attraversa un fiume portando Gesù sulle spalle, come vuole leggenda. In alto, sulla stessa facciata una elegante trifora.

Dopo l'invasione e le distruzioni degli Ungheri, il luogo fu fortificato. Oggi, delle sette torri antiche, ne rimane solo una, attuale porta d'ingresso, che aveva, in tempi lontani, anche il ponte levatoio.

Fig. 2
La torre d'ingresso

 

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sestovestib.jpg (21270 byte) Molto interessante e inusuale è il vestibolo e atrio dell'abbazia che precede l'ingresso alla chiesa. Un'ampia stanza bassa, dal pesante soffitto di travi vetuste, le pareti decorate da storie di santi. Chiara ispirazione dantesca traspare dai lavori del 1400 e del 1500. A sinistra, un piccolo museo lapidario raccoglie reperti di varie epoche.

Fig. 3 - L'atrio e il vestibolo
dell'Abbazia

Infine, la meraviglia della chiesa, a tre navate, divise da colonne e pilastri e che terminano con tre absidi semicircolari riccamente decorate da splendidi affreschi giotteschi. (vedi fig. 1)

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Fig. 4 - La cripta

Sotto la chiesa, scendendo da una scaletta che si trova sotto l'altare sopraelevato, si scende in una suggestiva cripta con il soffitto ad archi ogivali sostenuto da una piccola selva di colonne.

Al centro un grosso sarcofago in marmo finemente scolpito di epoca longobarda. E' l'urna di Santa Anastasia.
Utilizzato anticamente come reliquiario, in origine doveva essere la cattedra dell'abate. Antiche annotazioni ricordano le particolari indulgenze che erano concesse a chi si recava in pellegrinaggio all'abbazia, in onore della Santa.
Sempre nella cripta un prezioso altorilievo , capolavoro del trecento, mostra l'Annunciazione della vergine.


Le foto e le notizie riportate nell'articolo sono liberamente tratte da un interessante volumetto che si può acquistare nella tabaccheria vicina:

"Nel verde, un'abbazia, un castello"
a cura di Eleonora Milani Curzi
edito dalle Arti Grafiche Friulane - Udine


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© - Tutti i diritti riservati
Aggiornato in dicembre 1999

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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